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MILANO

«Le chiavi della Lombardia ai cittadini» Il futuro presidente avrà la legittimazione popolare per trattare con il governo sulla base della Costituzione

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Stefano Buffagni, portavoce del Movimento 5Stelle in Regione Lombardia

Trentaquattro anni, milanese, Stefano Buffagni, dal 2010 attivista del Movimento 5 Stelle, laureato in Economia e Gestione Aziendale presso l’Università Cattolica di Milano, dal 2013 siede in Consiglio regionale e oggi è portavoce del Movimento pentastellato. Dottore commercialista, si occupa di bilanci, valutazioni di aziende, valutazioni di opere pluriennali, start-up, business plan, fiscalità nazionale e internazionale.

Buffagni, allora avete sposato l'iniziativa del governatore Maroni?

«Se avessimo aspettato Maroni saremmo ancora in alto mare. La Lega non è mai andata oltre la promessa elettorale di una fantomatica “autonomia”, fingendo di non sapere che stava portando avanti una proposta anticostituzionale. E' il Movimento 5 Stelle che, mettendo a punto il quesito referendario, basato sull'articolo 116 della Costituzione, ha reso possibile la richiesta di più competenze e risorse per la nostra Regione. Il referendum che dovrebbe tenersi a ottobre sarà così una consultazione per chiedere al Governo queste risorse, che abbiamo stimato in 8 miliardi di euro all'anno per la Lombardia».

Comunque si tratta di una convergenza di intenti a tutto vantaggio dei lombardi...

«Sì, tenendo però presente che il quesito non parla di “indipendenza” o “autonomia” come fa la propaganda leghista, ma chiede di applicare la Costituzione. L’articolo 116 al comma 3 infatti prevede che le Regioni in equilibrio di bilancio possano chiedere e ottenere dal Governo più funzioni e risorse per poter meglio gestire “in casa” (e non più a Roma) l’istruzione, i beni culturali, l’ambiente e lo sviluppo delle nostre imprese. Si tratta insomma di decentralizzare alcune funzioni, cosa che il Governo attuale, il più accentratore della storia repubblicana, vede come fumo negli occhi».

E sulla posizione del Pd che ritiene questa consultazione perfettamente inutile?

«Il Pd insiste perché il referendum non si faccia suggerendo che sia la Lombardia a chiedere direttamente a Gentiloni di mettesi a un tavolo per l'applicazione dall'articolo 116 della Costituzione. Ma questa strada è già stata imboccata due volte in passato da Formigoni, addirittura con un governo amico, senza dare risultati apprezzabili. Con un sì al referendum, il futuro presidente della Regione avrà la legittimazione popolare per trattare con il governo da una posizione di forza. Per questo sosteniamo il referendum e non tolleriamo l'atteggiamento schizofrenico del centro sinistra che sta facendo carte false per evitare che i lombardi possano dire la loro sulla gestione di più fondi pubblici e competenze alla Lombardia».

E se nel frattempo Renzi dovesse portare il Paese a elezioni anticipate?

«Proprio la scorsa settimana è stato approvato un emendamento che consentirà la consultazione referendaria regionale anche nel caso di elezioni anticipate a ottobre. E' ovviamente un passaggio tecnico, ma anche su questo il Partito Democratico ha espresso ferma opposizione. Dimostrando, ancora una volta, che la volontà dei cittadini è l'ultimo degli interessi del partito di Renzi. Il referendum sull'autonomia è d'interesse prioritario per i lombardi, non una medaglietta dei partiti, e servirà a restituire le chiavi del nostro territorio ai suoi cittadini. A tutti noi».

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Autore:ces

Pubblicato il: 20 Maggio 2017

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